domenica 12 giugno 2016

L'uomo che scoprì un'altra stanza oltre i muri di casa (da: "La casa nei sogni" in «Psicologia dell'abitazione» di Roberto Pinetti)

 Arriva molto teso e col solito semi sorriso che tenta di mascherare quello stato d'animo. É arrossato in volto e mi pare arrabbiato. Esordisce dicendo: "Non so, mi sembra di stare buttando via del tempo!" Accosta subito questa affermazione alla sua storia con Alessia ed inizia, come sempre, a parlare ininterrottamente, assemblando considerazioni, lamentele circa il proprio malessere e nuovi ragionamenti.

É ovvio quanto sia difficile, per lui, manifestare il proprio disagio, forse nel timore di dover pagare quell'atteggiamento con l'abbandono. Mi pare questo il motivo del suo comportamento nei confronti di Alessia quando, al telefono, lei gli chiede cosa abbia e lui immancabilmente risponde: "niente".

Massimo ha trentacinque anni, si è rivolto allo psicoterapeuta per un problema molto preciso: "impotenza". Così lui stesso definisce il deficit erettile di cui ha iniziato a soffrire già parecchi mesi prima di rivolgersi a me.

Si è sottoposto a svariati esami da parte di medici specialisti (anche di altre città) uno dei quali formula l'ipotesi di un insufficiente flusso ematico ma, perlopiù, le diagnosi ricollegano il suo problema allo stress nervoso. Quest'ultimo è il motivo che l'ha condotto a me (oltre ché la richiesta di Alessia, sua compagna).

Presto emergerà che proprio Alessia pare essere il centro problematico nella vita di Massimo. Prende infatti forma, durante i nostri incontri, la storia di una relazione nata all'insegna delle duplicità ed ambivalenze. Questa ragazza così giovane, bella e attraente ha, però, anche un’altra relazione in corso.
Massimo, pur di non perderla, accetta un penoso periodo di condivisione della ragazza amata, fino a che, finalmente, giunge il tempo in cui questa si decide a lasciare l'altro uomo.
Proprio nel momento in cui ciò che poteva apparire come il coronamento di un grande desiderio si stava finalmente verificando ecco che si manifesta l'impotenza. Netta e spietatamente sincera come ogni manifestazione corporea sa essere.
Ci vorrà un po' di tempo ancora, prima che Massimo inizi a interpretare il suo disagio non quale carenza ma come espressione. Espressione di un corpo che non riesce a stare al gioco dell'inaffidabilità, dell'ambiguità e dell'incertezza incarnato dal rapporto con Alessia.

Massimo ha calpestato il suo amor proprio e la stima di sé per stare con quella ragazza ma, senza amor proprio e autostima, decade anche ogni possibile motivazione ed energia.

Così non bastano più i fitti ragionamenti tesi ad auto convincersi della bontà della sua scelta relazionale.
Anzi, ora gli si ritorcono contro, imprigionandolo in un universo paranoide popolato di dubbi in cui la possibilità di fidarsi appare sempre più gravemente compromessa.

È, paradossalmente, proprio a quel punto che la persona giunta in terapia sospinta da un drammatico sintomo fisico e dal desiderio di riparare il "guasto" che metteva in pericolo la sua relazione, scopre la necessità di centrarsi su se stesso e cercare una via per il proprio benessere.

Il prologo di questo cambiamento, di questa ridefinizione che mette Massimo al centro della propria vita, al cospetto delle proprie responsabilità ma anche del proprio poter fare, avviene in due momenti che, guarda caso, hanno entrambi come elemento comune la dimensione abitativa.

Il primo fra questi è un'operazione concreta di cui non è possibile non cogliere i contenuti simbolici: Massimo decide di andare a vivere da solo.

La madre, rimasta vedova quando lui era molto piccolo, pare non volersi rassegnare a questo atto di indipendenza così "irrazionale". Emerge così, progressivamente in modo sempre più chiaro, quel meccanismo di dipendenza reciproco sul quale madre e figlio avevano costituito la loro relazione e che ora Massimo sta iniziando, serenamente, a smantellare.

Il suo nuovo appartamento diviene quindi luogo simbolico ove ogni atto di ristrutturazione ed ogni operazione di manutenzione descrive: da un lato la presa di contatto con il proprio Sé e dall'altro gli sforzi quotidiani di Massimo alla ricerca d'una maggiore autonomia.

Il secondo momento, che prelude ai profondi cambiamenti che di lì a poco interverranno nella sua vita, si esplicita all'atto di riprendere i nostri incontri dopo l'interruzione estiva.
Infatti alla prima seduta esordisce comunicandomi di essersi convinto che è tempo, per lui, di "andare più in profondità".
Da parte mia osservo che un modo per raggiungere quello scopo potrebbe essere dirigere la propria attenzione sul mondo onirico: i sogni.

Già all’incontro successivo mi racconta due sogni fatti nella stessa notte dopo il nostro ultimo colloquio.

Nel primo Massimo si trova all’interno del suo appartamento quando scorge un buco nel muro. Incuriosito si introduce in quell'apertura e, strisciando attraverso ad un tunnel, raggiunge un altro vano, una parte della casa che fino ad allora gli era sconosciuta.

Nel sogno successivo si trova impegnato a spostare alcuni mobili ed oggetti che si frappongono tra la sua abitazione, così come la conosceva, e l'ambiente che si celava oltre la parete. Agevola, così facendo, l'accesso a quella zona che non aveva mai considerato prima.



Quando gli chiedo che tipo di vano possa essere quello che ha scoperto nel sogno mi risponde prontamente che deve trattarsi di uno studio.

Questi due sogni risultano molo importanti per la terapia ma più in generale per la vita di Massimo. Con essi egli si introduce in un nuovo territorio, un nuovo spazio da abitare che estende la sua dimensione esistenziale permettendogli di scoprire ciò che, fino ad allora, era rimasto inesplorato della sua interiorità.
Ma questa nuova dimensione abitativa ha anche una precisa connotazione. Si tratta, appunto, di uno studio. Come abbiamo visto lo studio, nella casa, rimanda simbolicamente allo spazio del fare, della creatività, del lavoro nella sua essenza. La dimensione fegato del corpo-casa ci propone un aspetto peculiare della vita di Massimo che pare destinata a trasformarsi. Il lavoro è premessa e manifestazione dell’autonomia personale. Uno dei passi necessari che ci conduce verso un nuovo livello esistenziale. Ciò che, in termini riduttivi viene motivato con l’esigenza di guadagnare denaro per potersi sostentare e per poter fondare e mantenere una propria famiglia e, in realtà, solo l’interpretazione stereotipata di una delle nostre esigenze fondamentali. Il lavoro rimanda al nostro modo di esprimerci concretamente e fattivamente nel mondo. E qualunque richiamo ad esigenze puramente “economiche”, in realtà ci depista dal coglierne il più profondo significato simbolico: noi siamo ciò che facciamo.

Verso l'indipendenza
Una volta che l'inconscio di Massimo ha manifestato una breccia nella sua casa-anima, tale da consentirgli di spaziare ben oltre ai limiti che fino allora gli erano noti, anche il processo verso l'autonomia subisce un'accelerazione. Un'altra casa giunge in sogno a palesare quel nuovo passaggio.

É un’ampia baita posta sulla cima di un monte, una specie di "rifugio" che funge da comunità per tossicodipendenti.
Massimo si trova all'interno di una camerata composta da alcuni letti a castello. Intravede un occupante e sa che ce ne sono altri. Tutto è estremamente bianco e in ordine: i letti sono tutti perfettamente a posto. Massimo sa di essere lì di passaggio, come fosse in vacanza. Starà poco e non è come gli altri che vi risiedono permanentemente. Telefona ad un amico del quale conosce il passato di tossicodipendente per dirgli che, secondo lui, si trova nel posto dove questi è stato in comunità. L'amico gli conferma l'impressione. Mentre ancora sta parlando al telefono, Massimo guarda fuori da una finestra: lontano, ecco il mare!
Pur con l'intento di procurare squarci di coscienza nel lettore trovo sempre penosamente riduttivo l'atto di interpretare. Come spesso accade, mi trovo nella necessità di mediare il rispetto per l'integrità del simbolo, il quale non ammette analisi restrittive, con l'esigenza di proporre una lettura capace di svelare ciò che nei sogni, nei fatti apparentemente casuali della quotidianità, in ogni storia, favola, mito o leggenda, l'inconscio racconta.

Ma nell'ultimo sogno di Massimo l'immagine del mare fuori dalla finestra mi pare talmente poetica che mi spiacerebbe intaccarla con altre parole. Possiamo osservare, più in generale, il senso di una casa posta in cima ad un monte, posizione privilegiata per guardare.
Possiamo cogliere l'aspetto dettato dalle definizioni di "rifugio" e di "luogo per coloro che sono dipendenti", il quale rimanda ineluttabilmente Massimo al confronto con la propria attitudine a rifugiarsi nella dinamica della dipendenza, appunto.

Infine possiamo cogliere la sua consapevolezza di non essere che "di passaggio" in quella casa. La scoperta, quindi, che quella dimensione di dipendenza è un periodo di transizione prossimo alla conclusione.
Allora è lecito anche concedersi di seguire, con l'immaginazione, e senza altre spiegazioni, la linea del suo sguardo che, fuori dalla finestra, incontra, finalmente, il mare. Nuovo paesaggio che evoca i misteri insondabili dell’inconscio, i tesori occultati nella profondità e l’ampiezza inesauribile della vita.

Massimo, in seguito, chiuderà quella relazione in cui troppe cose andavano contro al suo benessere. I suoi disturbi sessuali svaniscono assieme alla ritrovata serenità con la nuova partner. Proprio in analogia con l’apparizione onirica dello studio la sua storia personale si arricchirà anche di un lavoro più consono alle proprie esigenze. Qualcosa che decide di fare mettendosi in proprio e lasciando l’attività che aveva gestito fino ad allora. Guarda caso un’attività legata alla famiglia d’origine. Con mia profonda felicità e commozione, verrò a sapere che, ad un anno circa dalla conclusione dei nostri incontri, si è anche felicemente sposato.

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